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La Grotta dei Dossi
LA GROTTA PIÙ COLORATA D'ITALIA

TROVÒ L'ACCESSO ......
sui pendii del Monte Calvario un cacciatore, per caso, nel 1797: la Grotta dei Dossi è stata la prima ad essere scoperta in provincia di Cuneo, e un secolo dopo fu la prima in Italia a essere illuminata elettricamente, con trenta lampade Edison e un generatore a petrolio. Ma il vero primato è ancora un altro: è infatti la grotta più colorata d'Italia.

Di origine carsica, con uno sviluppo complessivo di 910 metri e un dislivello di 21, le grotte si articolano in corridoi e sale dalle mille sfumature dovute alla varietà dei minerali incontrati, nel loro percorso, dalle gocce d'acqua che vi filtrano modellando e decorando incessantemente le concrezioni.

Potenziato dall'illuminazione, lo spettacolo di forme e colori conquistò i visitatori fin dalla fastosa inaugurazione del 15 agosto 1893 con cui, asportati 604 metri cubi di roccia con 1504 mine, si aprirono al pubblico i tesori del sottosuolo.


L'INAUGURAZIONE DEL 1893
fu un evento cui parteciparono personalità e molti giornalisti, anche stranieri: ebbe una tale risonanza da rendere le grotte un'attrazione turistica.

Per restare a bocca aperta di fronte a quelle meraviglie che parevano uscite dalle pagine di Jules Verne, accorrevano signori e dame da ogni dove: si arrivava in carrozza da Mondovì e per 9 lire ci si assicurava la visita guidata, il pranzo e una sosta al santuario di Santa Lucia e alla sua grotta.

Nel tempo l'esplorazione è continuata, sono state aperte altre sale, resi agevoli i passaggi più critici che allora rappresentavano "prove di coraggio" per le signore impacciate in abiti ingombranti, e ancora di recente gli ambienti sono stati rivisitati con moderni tagli di luce che esaltano la policromia e rivelano la varietà delle concrezioni.

Molto visitata nell’800 è poi stata chiusa per un lungo periodo di tempo.

Ora a distanza di due secoli, questo gioiello è tornato a nuova vita grazie alla sapiente sistemazione di fasci di luce che esaltano la bellezza delle concrezioni e fanno emergere in tutto il loro splendore, discreto e solenne, aspetti finora sconosciuti di questo labirinto sotterraneo.

Si presenta come una spettacolare successione di corridoi e sale decorate con concrezioni policrome dalle sfumature più incredibili. Contribuiscono alla suggestione gli evocativi nomi delle sale, dettati dalle forme: dalla “Galleria Moresca”, si passa alla “Barca di Caronte” evocatrice di suggestive immagini mitologiche, quindi al “Salone del Lago” dalle acque azzurrine, ai “Bagni di Venere” di bianchezza marmorea, il “Salottino Gotico” a volta cuspidale, la galleria definita “Albo dei Visitatori”, la “Sala del Bacino”, la “Sala dei Tendaggi”, la “Gran Sala del Cigno”, l’”Anticamera dell’inferno”, la “Grotta dei Pipistrelli”, la “Sala degli Arazzi”, la “Sala del Buon Genio”. 

Questi sono solo alcuni degli ambienti in cui si snoda un percorso variegato e coinvolgente immerso in una magica atmosfera.

C'ERA UNA VOLTA 
... un cacciatore che inseguiva una volpe nella neve. Le tracce lo portarono verso le sorgenti del torrente Branzola, dove la volpe sparì in una tana nei pressi di una cava.

Il cacciatore sparò un paio di colpi all'imboccatura e, certo di averla ferita, fece entrare nel cunicolo un ragazzo per recuperare la preda. Il ragazzo strisciò dentro ma, percorsi "un trabucco e mezzo" nell'oscurità, si trovò in un grande antro, col rischio di precipitare nel vuoto. I due corsero subito in paese ad annunciare la scoperta e in un baleno la "nuova" fece il giro di contrade e frazioni: tutta la gioventù si radunò, con zappe e picconi, per scoprire il mistero celato dalla roccia.

Questa versione ufficiale, raccontata in un memoriale dell'epoca, diverge nei dettagli dalla tradizione orale, secondo cui non fu un ragazzo a infilarsi nel cunicolo, ma il cane del cacciatore, lasciando dietro sé una scia di latrati lontani. La sostanza è che quel giorno, 13 marzo 1797, la grotta vide i suoi primi 300 visitatori, curiosi e meravigliati.

"Poi, dopo le calde parole di ammirazione scrive Delfino Orsi in un volumetto dedicato alla grotta nel 1893 subito le menti fantasiose crearono la leggenda. Il nome curioso di una vicina borgata, detta Paga notti, aiutò illavorìo degli spiriti. Di sicuro, si concluse presto, la grotta era un antico tempio dei pagani che abitavano là." E così, nell'immaginario, i poveri abitanti dei Paga notti diventarono ... pagani!

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APERTURA
La grotta è visitabile tutto l'anno la domenica e festivi con i seguenti orari:
  • Periodo estivo: h. 15 - 18
  • Periodo Invernale: h. 15 - 17
  • Periodo Natalizio (25 dicembre - 6 gennaio): h. 15 - 18
  • Presepi in grotta: dall'8 dicembre al 29 gennaio

Visite guidate per gruppi

  • Sono possibili tutti i giorni, su prenotazione, per gruppi di almeno 5 persone
RECAPITI
Villanova Mondovì (CN), località Dossi

0171 42646
333 9790007
 



Cenni di storia

Come ci racconta l’abate Pietro Nallino in un memoriale scritto il 16 Marzo 1797, la scoperta della grotta appare del tutto casuale e per certi aspetti immersi in un’aurea di leggenda che rende ancora più affascinante la storia. 

Il 13 Marzo 1797 un cacciatore che seguiva le impronte di una volpe sulla coltre nevosa, in una località poco distante dalla sorgente del torrente Branzola, riuscì a scorgerla mentre si appiattava e scompariva in un’angusta tana nei pressi di una cava dove si estraeva un particolare tipo di pietra adatta a preparare la calce.

Si avvicinò cautamente all’imboccatura, sparò un paio di colpi e, sicuro di averla ferita, fece entrare nello stretto cunicolo un ragazzo per trascinarla fuori.

Dopo aver strisciato bocconi per un “trabucco e mezzo” il giovanotto si trovò in un grande antro col serio pericolo di precipitare nel vuoto.

Si mise allora a strillare di spavento, tanto che il cacciatore dovette introdursi nello stretto passaggio per portare soccorso all’involontario “esploratore”.

Usciti entrambi dalla grotta corsero in paese a dare la notizia.

In un baleno la “nuova” fece il giro delle contrade e si diffuse nelle frazioni, tanto che tutta la gioventù del luogo con zappe e picconi si radunò nella zona indicata per dilatare l’imboccatura e scoprire il mistero celato dalla roccia.
Questa la versione ufficiale che tuttavia diverge leggermente dalla tradizione orale raccontata dagli anziani del paese. Secondo quest’ultima ad introdursi nel cunicolo all’inseguimento della volpe sarebbe stato il cane del cacciatore che si trovò improvvisamente in una situazione senza via d’uscita.

Ai richiami del padrone rispondevano solo latrati lontani. Incuriosito e preoccupato, il cacciatore sarebbe corso in pese a chiedere soccorso... quel giorno vi entrarono più di 300 persone, per cercare di discernere quanto più potevano di quell’universo sotterraneo popolato di incredibili meraviglie.

Poi, dopo le calde parole di ammirazione - scrive Delfino Orsi nello splendido volumetto dedicato alla grotta - subito le menti fantasiose creano la leggenda. Il nome curioso di una vicina borgata, detta Paganotti, aiuta il lavorio degli spiriti. Di sicuro, si conclude presto, la grotta è un antico tempo dei pagani che abitavano la”.

Così gli incolpevoli ed ignari abitanti dei Paganotti, grazie alla grotta divennero pagani.

Suggestione, leggenda e storia: la grotta dei Dossi ci offre un mirabile intreccio di realtà e fantasia che contribuirono a suscitare una fama dilatata, nel secolo successivo, dalla grandiosa inaugurazione del 15 Agosto 1893.


15 AGOSTO 1893 - IL GRANDE GIORNO DELL’INAUGURAZIONE
Villanova imbandierata accoglie i visitatori: alle 7.30 sul piazzale difronte al Municipio di Mondovì stazionano già 100 e più gitanti e una buona dozzina di veicoli, giunti appositamente da Villanova.

Sono presenti fra gli altri, il Sen. Garelli, l’Avv. Viale, l’Avv. Baretti, il Sindaco Avv. Comino, l’Ing. Gianoglio, con le rispettive consorti e tutto un reggimento di giornalisti di ogni nazionalità.

Poco prima delle otto il Prof. Delfino Orsi, anima dell’iniziativa dà il segnale della partenza. All’Annunziata già si scorgono le bandiere e i pennoni che abbelliscono il capoluogo della Roatta; la piazza della chiesa di San Lorenzo è gremita di gente. La banda musicale intona la marcia reale.

Da Villanova ai Dossi, le carrozze, impiegano un quarto d’ora. Si discende ai piedi di una collina “verdeggiante di pampini e pomi, di peri e di peschi” e ci si incammina lungo il sentiero serpeggiante che ci conduce al piazzale. La banda musicale “tagliando” per i boschi è giunta prima dei visitatori e si presenta con gli ottoni luccicanti, schierata sul piazzale e pronta ad eseguire il proprio concerto.

Alle nove la signora Irene Sola Garelli tocca con una bottiglia di champagne lo stipite dell’uscio della grotta che si schiude ai visitatori. Tutti applaudono e si affollano all’ingresso. Incomincia la discesa: una prima sala, una seconda, una terza e così via... fino ad una ventesima e più. Alle 11.30 la comitiva si ritrova nuovamente riunita sul piazzale e ridiscende il sentiero per tornare alle carrozze.

L’appuntamento per tutti è al teatro Garelli dove viene servito un sontuoso pranzo con un menù che prevede, fra l’altro “fritto alla Villa, tagliatelle ai Dossi, umido alla Mondovita e pesci con insalata dei monti”, il tutto irrorato da un eccellente dolcetto che a poco a poco scalda lo stomaco e scioglie le lingue per gli inevitabili discorsi di rito.


LA PRIMA GROTTA D’ITALIA ILLUMINATA A LUCE ELETTRICA
La storia della Grotta dei Dossi è segnata da un marcato vandalismo. Per parecchi anni, dalla scoperta fino alla metà dell‘800, le sale più vicine all’apertura furono sistematicamente depredate da schiere di avventurieri che asportavano stalattiti e stalagmiti per venderle sul mercato di Mondovì al prezzo quasi fisso di una lira e 40 centesimi in miriagrammo.

Molte finirono nei giardini della Liguria, altre in abitazioni locali, ma il risultato fu un vero salasso per la grotta che lentamente perse l’interesse della gente.

Dal 1880 il giornale “Villanova” - fondato da Pietro Orsi futuro deputato e docente universitario- torna a far leva sull’opinione pubblica per rilanciare la caverna.

Pietro Orsi intuisce le enormi potenzialità turistiche della grotta e nel 1884, con il signor Alberto Perotti, ne chiede la concessione. Ma occorrerà attendere fino all’agosto 1882 perché l’idea - ripresa da Giulio Fenoglio, Francesco Garelli e Delfino Orsi - possa andare felicemente in porto.

Le azioni della “Società per la Grotta dei Dossi” - poste in vendita a 10 lire l’una, trovano parecchi acquirenti; la presidenza viene affidata alla signora Irene Sola Garelli ed al senatore Lorenzo Eula; il primo consiglio di amministrazione è costituito da Francesco Garelli presidente, Cristoforo Galleano, Giovanni Garelli, Pietro Orsi, Pietro Osella, Giulio Fenoglio e Delfino Orsi.

I lavori, iniziano il 4 Ottorbre 1892 e termina a Luglio dell’anno successivo (per asportare 604 metri cubi di roccia vengono impiegati 142 kilogrammi di polvere dinamite e fatte brillare 1504 mine). 30 lampade Edison - alimentate a luce elettrica con l’impiego di un motore a petrolio “Otto” della fabbrica Langen e Wolff, istallato dalla ditta Gandolfo & C. di Chiusa Pesio - esaltano le tonalità delle concrezioni.

Il biglietto d’ingresso costa 1 lira, il viaggio in carrozza da Mondovì con l’escursione guidata in grotta ammonta a 2 lire e 50 centesimi; con 9 lire si ha diritto anche al pranzo e alla visita pomeridiana al santuario di Santa Lucia.
A Villanova giungono giornalisti delle maggiori testate: Gazzetta del Popolo, Corriere della Sera, Secolo, Figaro e Illustration di Parigi - per citarne alcune - che dedicano ampi servizi alle meraviglie della Grotta dei Dossi.

I “pisoliti” formati da “rena alabastrina e cilindrica” presenti sul pavimento di alcune sale, suggeriscono al pasticciere monregalese Baravalle l’idea dei “Confetti dei Dossi” che riproducono in cioccolato la forma delle concrezioni. 

Migliaia di persone giungono a visitare la prima grotta d’Italia illuminata a luce elettrica, ma di li a pochi giorni un incendio del motore a petrolio distrugge il casotto delle macchine sul piazzale e provoca danni enormi che ammontano a 2.000 lire. Una batosta tremenda che verrà comunque superata. 

Dopo la grande euforia di fine secolo, la Grotta dei Dossi ha vissuto alterne vicende di notorietà ed oblio fino al tentativo di rilancio in grande stile operato negli anni 60 dal signor Artusio. Un tentativo che ebbe il merito di riportare alla ribalta tesori di un paradiso conosciuto fino ad oggi da pochi speleologi o appassionati.


UN MERAVIGLIOSO INTRICO DI SALE E GALLERIE
La Grotta dei Dossi presenta una nutrita serie di sale e corridoi decorati da concrezioni policrome di svariate forme e dimensioni.
Facendo riferimento all’opera di Delfino Orsi - pubblicata nel lontano 1893 - ci limitiamo ad una panoramica delle diverse sale della caverna. Si inizia con la “Sala della Frana” così definita per l’imponente crollo che in tempi remotissimi dovette ostruire l’ingresso della grotta.

Sulla sinistra, attraverso “la Galleria Moresca”, dalle pareti lavorate a frastagli finissimi, si nota l’enorme “Barca di Caronte” evocatrice di suggestive immagini mitologiche. Si giunge quindi al “Salone del Lago” con pareti stalattitiche dalla sfumature che variano dal bianco al grigio ferro al rosso cupo.

La passeggiata lungo il lago costeggia le falde della “Montagna” su cui si inerpica una deliziosa “rampa” che serpeggia tra un colonnato alabastrino.

Troviamo, poi, in successione i “Bagni di Venere” di bianchezza marmorea, il “Salottino Gotico” a volta cuspidale, la galleria definita “albo dei visitatori” sulle cui pareti levigatissime i primi esploratori - compresi i due giovani contadini del luogo Marabotto e Salomone, che nel 1845 rimasero tre giorni nella grotta incapaci di uscirne, finché furono salvati dalla popolazione - scrivevano i loro nomi.

Ed ancora: la “Sala Bianca”, la “Sala del Bacino”, la “Sala della Doccia”, la “Gran Sala del Cigno”, la “Sala Mondovì”, il “Salone Villanova”, la “Galleria dell’Innominato”, “L’Anticamera dell’Inferno”, la “Salita dei Fastidi”, il “Tempietto di Tripode”, la “Grotta dei Pipistrelli”, la “Sala Rossa”, la “Sala del Buon Genio” e la “Grotta delle Fate”, l’ultima ad essere scoperta e fra le più interessanti anche per la presenza di numerosi “pisoliti” o “confetti dei Dossi”

di G.B.Rulfi



Grotte del Monregalese

MONTE CALVARIO

GROTTA E SANTUARIO DI S. LUCIA
Villanova, fraz. Santa Lucia

Forse priva di interesse speleologico (anche se la leggenda la vuole collegata ai Dossi), ma di sicuro impatto per atmosfera e collocazione, è la Grotta di S. Lucia, una grande caverna naturale con fonte sorgiva dedicata al culto della Santa.

Si narra di un pilone sacro un tempo posto alla confluenza dei torrenti Ellero e Lurisia, e di un'apparizione della Santa a una pastorella sordomuta: le restituì parola e udito ed espresse il desiderio che il pilone fosse messo al sicuro dalle inondazioni. Fu quindi scelta la caverna nel fianco del Monte Calvario e intorno, abbarbicato al costone roccioso, nei secoli prese forma il suggestivo convento a strapiombo.

A dispetto del colpo d'occhio, è facilmente raggiungibile in auto o con una passeggiata (da Villavecchia) attraverso la rete di sentieri del monte.


Apertura: da aprile a ottobre, h. 9-18


VAL CORSAGLIA 

GROTTE DI BOSSEA
Frabosa Soprana, loc. Fontane

Esplorate nel 1850 e attrezzate nel 1874, sono celebri per dimensioni, spettacolarità, ricchezza di acque e valore scientifico-naturalistico (50 specie animali, reperti paleontologici, piena attività speleogenetica, stazione scientifica idrologica dal 1969).

Le grotte si compongono di una zona superiore di strette gallerie, e di una inferiore caratterizzata da dimensioni imponenti e aperta ai visitatori. Le zone sono separate dal lago sotterraneo Ernestina, che si attraversa in sospensione. Il percorso, tra avventura e meraviglia, è condotto come un'indagine speleologica e porta a scoprire saloni giganteschi (oltre 150 metri di lunghezza). canyon, torri, stalagmiti di 10 metri (Il Missile, inclinato di 45°) e colate di 25 (Il Buddha), fino a incontrare lo scheletro completo di un ursus spelaeus, l'orso che popolava le grotte 15 mila anni fa.


 

VAL MAUDAGNA

GROTTE DEL CAUDANO
Frabosa Sottana, fraz. Miroglio

Scoperte nel 1898, note per il primo esperimento mondiale di vita sotterranea (700 ore sotto terra, 1961), sono le grotte più estese d'Italia e tra le più ricche di concrezioni. Il complesso di gallerie orizzontali su quattro piani, generato dall'azione di due torrenti ipogei confluenti, si riferisce nel nome (dal piemontese caud, caldo) alla temperatura delle acque.

Di interesse paleontologico (resti di ursus spelaeus). ricche di specie animali (aracnidi, anfibi, diplopodi, ortotteri, chirotteri), caratterizzate da soffitti spesso perfettamente orizzontali, le grotte ospitano eventi culturali, una mostra permanente di ceramica e, a Natale, il presepe.


 

VAL CORSAGLIA

GROTTA DELLA MOTTERA
Frabosa Soprana, loc. Fontane

Con oltre 3 km percorribili, il collettore della Mottera è uno dei più lunghi fiumi sotterranei a livello nazionale.

 

VALLE TANARO

PIAGGIA BELLA E ALTRI ABISSI
Massiccio del Marguareis

Sotto il massiccio del Marguareis ci sono chilometri di gallerie naturali. Il complesso di Piaggia Bella, con oltre 36 km di sviluppo e quasi 1 di profondità, è la principale cavità del sistema carsico, ed è la più nota come campo di audaci esplorazioni di cacciatori di record e ricercatori scientifici.

Oltre a Piaggia Bella sono di interesse Labassa (15 km di sviluppo, oltre 500 m di profondità), il Colle dei Signori (5 km, oltre 500 m) e molte altre ancora, tutte potenzialmente collegate a formare uno dei sistemi carsici più estesi d'Europa.

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