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Il Santuario di Santa Lucia
Il Santuario

GIORNI ED ORARI DI APERTURA
Tutte le domeniche dal 20 maggio al 21 ottobre dalle ore 14.30 alle ore 17.30. Per ulteriori informazioni contattare i Volontari del Santuario di Santa Lucia al numero +39 3516384774.

Per ulteriori informazioni visitate il link www.santuariosantalucia.com

 
A cura di G. B. Rulfi

Diciamo che il santuario di Santa Lucia - quel nido d'aquila aggrappato alla roccia che probabilmente tutti conoscono, se non altro per averlo visto percorrendo la strada Villanova-Roccaforte - consiste essenzialmente in una grande caverna naturale scavata nella roccia calcarea che si apre su un fianco del monte Momburgo, comunemente detto Monte Calvario.
La grotta - profonda una ventina di metri e larga pressappoco 8 - è stata adattata da alcuni secoli ad aula ecclesiale e dedicata alla venerazione di S Lucia di Siracusa, martirizzata durante la persecuzione di Diocleziano intorno al 304 d.C.
Completano questa grotta-chiesa due edifici costruiti rispettivamente davanti e di fianco ad essa, appollaiati su una ripida parete rocciosa.

IL SANTUARIO
II santuario è situato a 100 metri dal livello stradale (in sostanza si trova a 650 metri sul livello del mare) e l'edificio più antico dalla base al tetto misura 30 metri circa.
Giurisdizionalmente appartiene al Comune di Villanova, sui confini di Roccaforte, ed ecclesiasticamente fa parte della parrocchia di S. Caterina.
Il fabbricato che costituisce il complesso di S. Lucia è composto di 2 parti: l'edificio sulla destra, di costruzione più recente, in mattoni a vista, composto da un triplice ordine di arcate; e l'altro più antico a picco sul dirupo, tutto bianco d'intonaco, caratterizzato in alto dagli archi di un ampio porticato che serve da vestibolo alla grotta del santuario. E' sormontato da un piccolo campanile barocco di forma triangolare.
Sulla parete si nota una grande croce.
Al santuario si può accedere in automobile percorrendo la ripida stradina asfaltata che inizia dalla borgata Rolfi e prosegue per quasi mezzo chilometro sul fianco della montagna, oppure a piedi da Monte Calvario imboccando il viottolo che, - pressappoco all'altezza della vasca dell'acquedotto - scende verso la cappella di S. Bernardo, si snoda lungo il fianco della montagna per quasi un chilometro e attraverso un passaggio incantevole completamente immerso nel verde, conduce al piazzale del santuario.

ORIGINI
Sulle origini del santuario purtroppo non si sono trovate negli archivi comunali o parrocchiali documentazioni attendibili. E' una grossa lacuna storica provocata da un incendio appiccato dai soldati francesi alla fine del `700 agli archivi del Comune e dell'Arcipretura medievale di S. Caterina.
Quali possono essere state le ragioni o le motivazioni che possono aver indotto delle persone a realizzare un'impresa tanto difficile e faticosa?
Sicuramente solo un fatto non comune, un fatto di portata eccezionale può aver innescato un meccanismo di così vaste proporzioni.
La tradizione popolare ci racconta che pressappoco all'attuale confluenza del torrente Lurisia nell'Ellero o nelle adiacenze della borgata Rolfi, fin dalla seconda metà del 1400 ci fosse un pilone su cui era dipinta l'immagine di S. Lucia.

La zona si presentava diversa da come la vediamo oggi perché - come ci riferisce il Nallino - l'Ellero scorreva più vicino al versante di Frabosa. Infatti nella zona c'era la Villa di Graffiasco, probabilmente di origine romana, e più a valle verso Villanova, nella zona poi detta delle fornaci o di S. Nicolao sorgeva fin verso il 1200 il più importante insediamento dell'antica Villanova attorno alla parrocchiale di S. Nicola.

La tradizione tramandata di generazione in generazione, racconta di una pastorella sordomuta che aveva portato il suo gregge a pascolare nei pressi del pilone mezzo diroccato, effigiato con l'immagine della santa siracusana.
Improvvisamente le apparve una dolce signora in "sembianze celesti" che le fece la grazia della parola e dell'udito e le chiese di far trasportare quel pilone malandato e trascurato da troppo tempo, in una cavità della roccia che la Santa stessa aveva indicato.
La ragazzina corre a casa, parla dell'apparizione della figura celeste, racconta ogni particolare di quanto le è successo e, soprattutto, riferisce la richiesta della Santa di spostare quel pilone minacciato dalle frequenti esondazioni del torrente.
La bambina che fino a poco prima era muta e priva dell'udito, ora riesce ad esprimersi e a sentire: i famigliari restano sbalorditi dal miracolo che è sotto gli occhi di tutti, ascoltano le sue parole e si ripropongono di soddisfare, a qualunque costo, il desiderio manifestato dalla Santa.
Quella piccola sordomuta improvvisamente e misteriosamente guarita non può raccontare delle cose infondate. Il miracolo è troppo grande per essere taciuto e la notizia dell'apparizione in pochi giorni si allarga a macchia d'olio.
Cosi gli abitanti del posto si dispongono a dare concreta esecuzione alla richiesta pervenuta loro attraverso quel messaggio celeste.
Il pilone è meta di continui pellegrinaggi di fedeli colpiti dallo straordinario avvenimento.



Il Pilone

IL TRASFERIMENTO DEL PILONE
Con lo slancio dettato dall'entusiasmo religioso si decise di trasportare il pilone in una grotta naturale situata nella parete rocciosa che sovrastava la vallata. Un'impresa estremamente ardua e faticosa perché la parete calcarea non aveva sentieri o passaggi che consentissero la salita alla grotta. Eppure da quella grotta, apparentemente impossibile e alla quale prima di allora nessuno aveva prestato la minima attenzione, prese origine l'attuale santuario.
Non si trattava comunque della grotta che noi conosciamo, ma di una grotta più piccola, posta più in basso dell'attuale non ancora scoperta e ancora nascosta dalla roccia e dai cespugli.
Si diceva che all'interno di quella piccola grotta la pastorella miracolata avesse avuto altre visioni; l'evento assumeva proporzioni sempre più marcate e i fedeli accorrevano senza sosta.
Così, l'amministrazione della parrocchia di S. Caterina decise di far alzare qualche muro davanti alla grotta per costruire una sorta di cappella e per realizzare un modesto alloggio destinato ad un sacerdote che si fosse recato per qualche ufficiatura o per un custode.
Come si può facilmente intuire, riuscire a costruire un'opera muraria anche di ridotte dimensioni in quella posizione era un'impresa estremamente difficile per la scarsità di spazio a disposizione, la parete della roccia a strapiombo sul vuoto e la mancanza di vie d'accesso.
Frattanto si erano verificate altre guarigioni, soprattutto per malattie agli occhi, e il numero dei devoti che accorrevano alla grotta continuava a crescere.
Mentre i volontari rompevano la roccia con scalpelli e mazze per poter posare i basamenti dei muri, venne scoperta poco più in alto una seconda grotta ben più spaziosa della precedente e più adatta ad accogliere i pellegrini.
La seconda grotta che, di lì a poco, sarebbe diventata l'attuale santuario di S. Lucia.
Non sappiamo con certezza se l'antico venerato pilone sia poi stato trasportato nella cavità superiore o se sia rimasto ancora a lungo nella prima grotta, fatto sta che non ne è rimasto alcun residuo.
Secondo quanto scriveva nel 1893 il villanovese Delfino Orsi una parte dell'antico pilone, a quell'epoca, era ancora conservata alla destra dell'altare principale, ma si trattava di una parte molto frammentaria perché i fedeli spesso cedevano alla tentazione di portarsene via qualche pezzo per farne oggetto di culto e di venerazione.
La stessa struttura muraria della piccola cappella, con volta a crociera e abside a spicchi, sta a dimostrare che il piccolo vano doveva aver ospitato un tempo qualcosa di particolarmente considerato e venerato.
Ed è ragionevole pensare che si trattasse appunto dell'antico pilone.

LA COSTRUZIONE
Grazie all'apporto di volontari - che facevano le "roide" anche nei giorni festivi - viene realizzato un primo modesto fabbricato che pressappoco possiamo far corrispondere ai primi due piani dell'attuale edificio.
Dietro a questo primo fabbricato stava e sta tuttora la grotta piccola, quella inferiore in cui, come abbiamo detto, era stato collocato inizialmente il pilone.
Successivamente, quando il santuario venne ampliato per far fronte al crescente accorrere di pellegrini, questa grotta venne trasformata in una cisterna piuttosto ampia (4 metri di lunghezza e di altezza) e conserva tuttora l'acqua che filtra fra le rocce di Monte Calvario.

L'acqua è stata utilizzata fino al 1956, quando, finalmente, il santuario venne collegato alle tubazioni dell'acquedotto comunale.

Attualmente questa grotta-cisterna è stata murata per ragioni di sicurezza.
Come fosse strutturato il santuario, con la modesta struttura iniziale in basso e la grotta-chiesa più in alto, lo possiamo immaginare osservando una piccola lapide che è fissata ad una parete rocciosa dell'attuale grotta sul lato sinistro dell'ingresso.
Porta la data del 1588 e rappresenta indubbiamente il più antico e prezioso documento storico esistente nel santuario.
Il bassorilievo rappresenta la grotta con un altare sul quale è posata la statua di S. Lucia. Sotto si può vedere una gradinata serpeggiante che sale alla grotta-chiesa.
Da questa testimonianza, come pure dalla relazione del delegato pontificio mons. Gerolamo Scarampi, che, come è noto, aveva compiuto una visita apostolica nella diocesi di Mondovì nel 1582 - 1583, si può dedurre che la grotta-santuario, negli ultimi decenni del 500 fosse ancora aperta verso l' esterno ed esistesse solamente una scala (probabilmente in legno), per poter salire alla grotta.
L'edificio che doveva offrire ospitalità al sacerdote e ai pellegrini era ancora limitato ai piani bassi che comprendevano pure la prima grotta probabilmente ancora officiata al culto. Si pensa che la scala fosse di legno perché lo Scarampi nella sua relazione, consiglia di ripararla nelle parti rotte e ingiunge di costruirne una seconda in modo che nel giorno della festa di S. Lucia, i pellegrini potessero salire da una parte e scendere dall'altra, evitando "scandali e tumulti".
Sia la statua del bassorilievo che l'iscrizione della lapide offrono la possibilità di cogliere particolari interessanti. La statua della Santa siracusana era probabilmente in legno e di stile pagano, tant'è vero che il vescovo Castruccio nel 1590 ordina di sostituirla e di apporre con sollecitudine la statua in marmo che, ancora adesso, si può ammirare all'interno del Santuario.
La lapide infissa nella roccia della grotta testimonia la profonda gratitudine del celebre avvocato monregalese Clemente Vivalda - docente di diritto all'università di Torino - per l'aiuto celeste ricevuto nell'occasione di una causa che interessava la Città di Mondovì per una divisione dei corsi d'acqua, provenienti da Peveragno e da Beinette ed utilizzati per l'irrigazione dei campi.
Così il giureconsulto provvide a far apporre la lapide nella grotta per assolvere al voto che aveva fatto e ringraziare ad imperitura memoria S. Lucia per la grazia ottenuta. Ancora dalla relazione del 1583 di mons. Scarampi apprendiamo che allora la parrocchia di S. Caterina si estendeva praticamente su tutto il territorio dell'attuale Comune di Villanova e contava 3900 abitanti, e nella cappella di S. Lucia ricavata in una caverna vi erano 5 altari, ai quali si era soliti celebrare funzioni religiose in occasione della festa del 13 dicembre. Il fatto che l'avv. Vivalda scelga la grotta di S. Lucia per apporre la lapide-ricordo, testimonia in maniera autorevole l'importanza e il diffuso richiamo religioso che il santuario esercitava sulla gente.
Sono anni in cui il santuario della Madonna di Vicoforte non è ancora stato costruito e Santa Lucia di Villanova, per le apparizioni della Vergine e i miracoli che continuavano a verificarsi grazie all'intercessione della Santa Martire siracusana, si presentava come il luogo devozionalmente di maggior rilievo dell'intero arco monregalese.



Gli ampliamenti

LA STATUA
Mons. Castruccio nel 1590 ripete in sostanza gli stessi consigli dello Scarampi, suggerisce di costruire una volta ben fatta sopra all'altare centrale e di eliminare gli altri altari "fatti sproporzionalmente e mal ordinati".
Poi, scrive: "Procurino i massari di far portare quanto prima l'immagine di marmo della Santa qual è a Savona".
E nel 1593 torna sull'argomento con un tono decisamente perentorio che non lascia dubbi sull'interpretazione delle sue parole: 'Faccino ridurre l'immagine di S. Lucia di pietra qual resta alla strada di Savona fra tre mesi alla cappella, altrimenti dichiariamo essa cappella interdetta, che non vi si possa più celebrare sino che sarà ridutta".
La minaccia è grave, ma soprattutto sembra sproporzionata al fatto.
Chiudere al culto dei fedeli il santuario per la mancanza di una statua può sembrare francamente eccessivo.
La motivazione di questa rigida intransigenza potrebbe essere ricercata nella necessità riscontrata dal vescovo di sostituire la statua lignea che nelle fattezze poteva apparire "pagana" con un'altra di marmo bianco, dal capo velato e dall'espressione mistica.
Insomma una statua che fosse più rispondente ai canoni della spiritualità cattolica. E' probabilmente la stessa che noi possiamo vedere ancora adesso nel Santuario.
Una statua dunque di probabile provenienza savonese e realizzata quindi da scultori lombardi che da tempo lavoravano nella zona ligure.
Un'ipotesi questa confermata dai lineamenti del volto che sembrano riconducibili alla scuola lombarda.

GLI AMPLIAMENTI
L'edificio bianco a 4 piani visibile ai nostri giorni, alla fine del 1500 non esisteva ancora e possiamo ragionevolmente pensare che sia stato costruito nel corso del 1600.
Un'opera sicuramente impressionante se si pensa alla povertà di mezzi di cui potevano disporre le persone del tempo e alle difficoltà tecniche che si dovettero superare per costruire il santuario in una posizione così densa di ostacoli.
Un'opera cresciuta lentamente e probabilmente realizzata a più riprese che, comunque, testimonia l'entità ragguardevole delle offerte e delle oblazioni lasciate dai fedeli che si recavano a pregare al santuario, a chiedere Grazie, ad esprimere i loro Voti e a ringraziare la Santa per le guarigioni ottenute.

Il complesso edificio comprendeva alcune camere e due alloggi: uno per il cappellano che vi soggiornava nei mesi estivi quando vi era una maggiore affluenza di fedeli e uno per il custode eremita che vi abitava tutto l'anno.
Le camere erano destinate ad ospitare piccoli gruppi di persone che desideravano frequentare corsi di spiritualità organizzati nel Santuario fin dal 1600.
La massiccia volta muraria che ricopre tutto il presbiterio era stata costruita prima del 1698.
Frattanto il loggiato venne prolungato per consentire la realizzazione di un nuovo ingresso al Santuario dalla parte retrostante.
Questo prolungamento si nota per alcune diversità nella struttura, come la travatura del tetto a capriata a vista e l'apertura verso la valle che non è stata realizzata ad arcate come le altre 4, ma delineata a finestra, grosso modo, "serliana".
Alla conclusione di questi lavori - siamo nel 1768 - venne realizzato il campanile barocco a pianta triangolare con terminazione a cuspide e fu adattata la cappella dell'Addolorata, che, fino alla metà del 700, era stata utilizzata come sacrestia del santuario. La cappella dell'Addolorata venne realizzata in forme barocche con la volta a cupola che sovrasta il tetto di tutto l'edificio. E' illuminata da finestre ovali che danno una buona luminosità all'aula. La parete di sinistra è costituita dalla roccia ed è rivestita di legno. E' stata restaurata e decorata nel 1978. Sul lato destro del Presbiterio si apre un altro piccolo antro (profondo 4 metri e largo 3) protetto da una volta muraria a crociera e con un'absidiola a spicchi dove presumibilmente venne conservato l'originario pilone miracoloso in cotto.
Un altro altarino con la grotta di Lourdes, sopraelevato su un terrazzino chiuso da una cancellata, sorge a metà caverna, in un angolo sulla destra. Questa collocazione risale probabilmente alla fine del 1800 o all'inizio del 1900. Si può dire che voglia richiamare lo speco dell'Immacolata nella grotta di Massabelle.
Anticamente in questo angolo era eretto l'altare dell'Annunciazione.
In fondo al loggiato-vestibolo c'è una camera che serve da sacrestia e da custodia dei "ricordini" devozionali del Santuario. Un tempo era adattata ad Oratorio privato con un altare in legno dorato finemente scolpito in stile barocco.

LA GROTTA
Sulla sinistra della grotta-chiesa si apre una galleria lunga e stretta che penetra nella montagna. Fin dal 1700 sono stati fatti ripetuti tentativi di esplorazione con modesti risultati speleologici.
C'è però un particolare interessante: si trova pressappoco alla stessa altezza della grotta dei Dossi che si apre sul fianco diametralmente opposto del monte ad una distanza in linea d'aria di poco più di 2 km.
Le due grotte sono poste ad altimetrie pressappoco uguali: 650 metri S. Lucia e 626 quella dei Dossi.
La tradizione vuole che queste due grotte siano collegate, ma nessun speleologo è mai riuscito a trovare un passaggio che potesse dimostrare questa ipotesi.
Un'ipotesi indubbiamente suggestiva, suffragata dalla leggenda, costruita su un'ipotetica clamorosa impresa di alcune anatre cui, si dice fosse stato legato un nastro di seta rosa al collo ed immesse nella grotta di S. Lucia.
Bè, com'è come non è, queste anatre sarebbero giunte alla caverna dei Dossi e proseguendo il loro cammino nei tenebrosi meandri ipogei sarebbero sbucate niente meno che al lago di Beinette.
Un racconto assolutamente inverosimile, creato sicuramente dalla fantasia popolare, ma suffragato dalla concreta possibilità che in qualche modo le due grotte villanovesi possano essere comunicanti; una leggenda talmente radicata nella gente che l'esperimento delle anatre viene ancora riferito oggi con assoluta convinzione da parecchi anziani del paese.



Il culto

IL SANTUARIO NEL ‘700
Frattanto, verso la metà del `700, il santuario di S. Lucia diventa un vero e proprio centro di spiritualità.
Tanto che il villanovese Gian Andrea Bernardi, con testamento del 19 maggio 1750, destina una parte cospicua della sua eredità alla costruzione di un edificio appositamente destinato ad esercizi spirituali da realizzare accanto al santuario.

Contestualmente, il testatore precisa anche l'obbligo agli esercitanti di fare una visita tutti insieme alla cappella di S. Nicolao al termine o nel corso degli esercizi.

Accanto alla cappella di S. Nicola - prospiciente al "bricco delle vigne" - vi era l'antico cimitero di Villanova distrutto da una piena dell' Ellero all'inizio del 1800.
Ricordiamo che questo sito dell'antico cimitero di S. Nicolao è stato contrassegnato fino agli anni '60 da una grande croce in legno ed era meta delle "rogazioni" che generalmente si tenevano le tre mattine che precedevano la festa dell'Ascensione, quando le processioni dalla parrocchia di S. Lorenzo si dirigevano verso le cappelle di S. Giovanni nel Pasquero e dell'Annunziata, e a S. Nicolao, appunto, per l'antica presenza del luogo sacro.

Oltre all'aspetto devozionale la cosa interessante da notare è che intorno alla metà del `700 esisteva ancora l'antica chiesa di S. Nicola, patrono della prima Villanova e delle ville Graffiasco e Gragnasco, poste lungo il corso dell'Ellero e di probabili origini romane, i cui abitanti verso il 1200 o poco oltre, si sarebbero gradatamente spostati sul colle dove attualmente si trova il borgo medievale di S. Caterina.
In sostanza si tratta dell'attuale Villavecchia dove possiamo ammirare l'antica parrocchiale con le pareti delle navate impreziosite da stupendi affreschi quattrocenteschi e la splendida confraternita barocca di S. Croce, progettata dal Vittorie e costruita fra il 1755 e il 1764.
Tornando all'Opera Bernardi, sappiamo che non poté essere realizzata negli anni immediatamente successivi alla morte del benefattore (1750) e ancor meno nel periodo della rivoluzione francese e dell'occupazione napoleonica. 

CULTO E ATTIVITÀ PASTORALE
Sappiamo che il lungo braccio di edificio a loggiati venne costruito dal 1819 al 1825.
Nei due piani superiori ci sono venti camere che si aprono sugli ampi loggiati ad archi rivolti sul magnifico panorama della Valle Ellero.
E' una costruzione progettata appositamente per fare del Santuario un centro di spiritualità, per incontri di gruppi prevalentemente laici, per il raccoglimento intimo e riunioni comunitarie.
Le arcate sono rivestite di mattoni rustici a vista di gradevole effetto estetico e di suggestivo impatto emotivo.
La pratica degli Esercizi spirituali a S. Lucia conosce una splendida fioritura nella seconda metà del 700, durante l'episcopato di mons. Michele Casati (1753-1782), il vescovo "del catechismo e delle Missioni parrocchiali"; subisce una flessione nella seconda metà dell' 800, ma ebbe una ripresa negli anni '30 e nel periodo precedente il secondo conflitto mondiale soprattutto grazie all'opera dell'Azione Cattolica monregalese, molto attiva nell'animazione giovanile.
La ripresa dell'attività pastorale dell'Oasi di S. Lucia si deve soprattutto all'opera incessante delle suore Missionarie della Passione, il cui istituto religioso, fondato da Madre Margherita Lazzari nel 1936, ha la Casa Generalizia in Villanova alta presso la parrocchia di S. Caterina.
Una particolarità del Santuario di S. Lucia è costituita dalla festa patronale che non si svolge il 13 dicembre come stabilisce il calendario, ma il giorno di Pentecoste.
Il cambiamento delle festa patronale risale ai primi del `700 ed è dovuto soprattutto a fattori climatici che spesso a dicembre impedivano ai fedeli di raggiungere il santuario in processione lungo il viottolo di Monte Calvario.
Perché la scelta è caduta proprio sulla festività di Pentecoste? Intanto perché la stagione era più propizia, le giornate erano più calde e più lunghe e poi - ragione non secondaria - perché allora Pentecoste era considerata un po' una seconda Pasqua e la festività si protraeva anche al lunedì (come un secondo lunedì di Pasquetta) permettendo lo svolgimento delle processioni nei due giorni della festa e soprattutto una notevole affluenza di fedeli e visitatori.
Il lunedì di Pentecoste a S. Lucia arrivavano migliaia di persone a piedi o col "barocin" e più tardi - verso gli anni '30 - con le biciclette, per la tradizionale merenda sui prati e sotto gli alberi di Monte Calvario.
"Barocin" e biciclette - si contavano a migliaia - venivano sistemati nei prati sottostanti la rupe e, prima dell'ultima guerra, i proprietari pagavano rispettivamente 4 e 2 soldi per parcheggiare il mezzo l'intera giornata.
A piedi si percorreva la salita per il santuario e nessuno trascurava di visitare la grotta e di bagnarsi gli occhi con l'acqua "miracolosa" che stillava dalla roccia e in parecchie circostanze aveva contribuito ad ottenere improvvise guarigioni.
Per la festa di Pentecoste, ogni famiglia comprava per 5 soldi un mazzolino di "bamban-a" che cresceva abbondante sulle rocche fra Monte Calvario e Caporale e rappresentava un po' il simbolo della festa.
I ragazzini del posto andavano a raccoglierla, ne immergevano i soffici pennacchi nel verderame - quello usato normalmente in campagna per irrorare le viti e i pomodori - e ne traevano tonalità varianti dal verde al blu a seconda dell'intensità del colore.
Spesso anche chi non aveva potuto partecipare alla merenda di Pentecoste cercava di acquistarne un mazzolino per dimostrare agli amici di essere stato alla festa di S. Lucia.
Ma sul verde del pianoro antistante il santuario, tappezzato dai vivaci colori delle tovaglie, non c'erano soltanto le famiglie. Alla festa di Pentecoste non mancava mai la Banda Musicale e neppure l'asino del "sotrao" - il becchino comunale - che per tradizione era incaricato del trasporto delle damigiane di vino per i musici.
Aveva faticato non poco a salire fin sul piazzale del santuario con quel peso non indifferente, ma per la circostanza anche lui Ai piedi della salita piazzavano il ballo - forse una delle poche battaglie perse dai parroci, quella combattuta con strenua tenacia contro il ballo - e le giostre dei cavalli e delle barche.
Una giornata indimenticabile per tutti.
Ai nostri giorni la festa di S. Lucia si celebra ancora la domenica di Pentecoste, ma rispetto al passato è indubbiamente una festa in tono minore.
Resta comunque intatto il fascino di questo splendido santuario, ricco di fede, di storia e di leggenda, un edificio che ha svolto un ruolo di rilevante importanza nel periodo della lotta partigiana e tuttora luogo di ritrovo per tanti ragazzi seguiti nel periodo estivo dalle meravigliose suore Missionarie della Passione di S. Caterina.
Un edificio che per le sue caratteristiche davvero uniche non delude i visitatori e merita quelle urgenti cure di restauro di cui necessita.



   Il Territorio
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